lunedì 9 febbraio 2009

Berlusconi, rispetto la Costituzione, ma non è un moloch

Berlusconi smorza i toni sulla volontà di cambiare la Costituzione, non l’ho mai attaccata, «ho giurato, la rispetto, è la prima legge alla base dello Stato». Ma dopo aver assicurato, «non ho mai pensato di alterarla», ribadisce che «può essere rivista, solo con l’accordo di tutti o quasi tutti. Nel Parlamento, appunto, con la maggioranza dei due terzi». E puntualizza: «Non è un moloch intoccabile e può evolvere con i tempi». La responsabilità è della «sinistra che mistifica». Perchè, ha spiegato, «quando ho detto che la Costituzione poteva essere cambiata, mi riferivo ad un passaggio dell’articolo 77», che riguarda la decretazione, «invece mi sono ritrovato dichiarazioni dei leader della sinistra in cui si diceva che io avevo attaccato la Carta».

Di fronte a una platea di sindaci, amministratori del Nord-Est, arrivati a inaugurare il «passante» di Mestre, il premier ha ripercorso le tappe del conflitto istituzionale con il Quirinale. Difendendo «la cultura della vita contro la cultura della non vita», ha inserito «la dolorosa parentesi» di Eluana, che «potrebbe essere l’unico cittadino italiano condannato a morte in attesa di una legge che il Parlamento si accinge a votare». In questo momento, ha esclamato, «ci troviamo in bilico tra due culture, una della libertà e un’altra dello Stato che prevale sui cittadini». Ha fatto appello «al buonsenso e al buon sentimento» del Parlamento affinchà si decida in pochi giorni «ciò che non è stato fatto in molti anni». Ha garantito, «sul mio onore e su quello dei ministri che abbiamo preso una decisione che risponde alla nostra coscienza e ai nostri principi morali. Non c’è mai stato nessun progetto di attaccare chicchessia».

Ma attraverso un processo di mistificazione dei media, secondo Berlusconi, «si vogliono ribaltare le cose che si dicono». Ha chiamato in causa i giornalisti che avevano avanzato ipotesi sostenute dalla sinistra «di non chiarezza di quel passaggio dell’articolo 77 che attribuisce alla responsabilità del Consiglio dei ministri di giudicare sull’urgenza e la necessità di un provvedimento».

Si è chiesto: «Come potrebbe essere piena, quella responsabilità affermata da quel passaggio della Costituzione, se ci fosse un altro potere che può intervenire, per dire la sua e impedire che quella responsabilità si eserciti? Qualcuno mi disse che, allora, bisognerebbe dare un chiarimento alla Costituzione. Se sarà necessario, sono anche disponibile. Parlavo soltanto di quella frase della Costituzione, inserita nell’articolo 77 che riguarda il potere e la responsabilità piena del governo circa la valutazione dei casi di necessità e urgenza. Per questo mi sono ritrovato l’accusa di aver attaccato la Costituzione».

Che la Carta italiana abbia «guardato alla Costituzione sovietica» non c’è alcun dubbio per il Cavaliere. «E’ una realtà storica. I costituenti sapete chi fossero…». E giù applausi della platea. Ha ricordato la Bicamerale, alla quale partecipò la sinistra «i cui risultati sono stati poi, dalla stessa sinistra, cambiati dalla stessa sinistra». La sinistra, ha ribadito, ha detto «cose stupefacenti. Prima si era trattato una vicenda umana come un atto cinico. Il secondo giorno hanno detto che ho attaccato il Capo dello Stato. Il terzo giorno che avevo attaccato» la Carta.

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